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La Società Americana di Pediatria raccomanda ai genitori nei primi anni di vita di trasmettere ai propri bambini abitudini consuete, sequenze d’azioni ben conosciute che aiutano il piccolo a scandire il senso del tempo e a familiarizzare con ciò che lo circonda. In tal modo, così come accade per ogni sorta di apprendimento, si gettano le basi della linea del divenire, del prima e del dopo, del quando e del come, arrivando a delineare quelli che saranno i nostalgici RITUALI familiari con i quali siamo cresciuti e che costituiscono, quello che potremmo definire come lo scrigno affettivo della nostra famiglia.

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Scrigno che una volta interiorizzato nella mente di ciascuno esprime il proprio motore d’azione nelle nostre abitudini, nelle routine intime e consolatorie che avranno il pregio affettivo di essere tramandate, con le sfumature aggiuntive dell’incontro tra due individui, di generazione in generazione.

Il bacio della buonanotte della mamma, la favola raccontata dalla nonna o dal papà, il gioco delle carte con gli zii, il lavarsi i denti prima di andare a dormire, il preparare la cartella, la torta della nonna, il disordine e il riordino della camera, le corse con la sorella per aggiudicarsi il primato della vittoria. Rituali consueti, routine quotidiane vissute giorno per giorno che assumono un tono più intenso nelle ricorrenze importanti, nei giorni speciali come il compleanno, il raggiungimento di una meta lontana come la laurea, e che si colorano di una nota magica ed estremamente fondante nel Natale.

In ogni scrigno familiare si riconosce in modo distintivo la gemma preziosa, color rubino, che rappresenta le festività natalizie, i preparativi per riunire insieme la famiglia in un’atmosfera di calore e unione arrivando a suggellare un senso familiare specifico che si colora dei profumi e dei sapori del Natale, che nella proficua connessione tra il bene e il buono, costituiranno il rituale del gusto proprio di ciascun nucleo familiare.

Ed ecco allora che in ogni scrigno familiare nei menù di pesce della Vigilia e di carne del giorno di Natale ritroviamo il piatto preferito del nonno, i dolci amati della zia Augusta, le frittelle di cavolfiore della cugina Carlotta, la frutta secca della mamma, lo zabaione caldo per Sara che lo aspetta con trepidazione ogni anno, i carciofi nel tegame che amava tanto lo zio Ernesto che purtroppo ci ha lasciato da qualche anno ma il cui sorriso continua ad essere rievocato ogni qual volta quello stesso tegame viene servito in tavola.

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A Natale lo scrigno affettivo della famiglia si apre all’altro e nel riconoscimento dei desideri di ciascuno si definisce non solo il GUSTO di quella famiglia ma nel contempo si mette alla prova la trasmissione dei RITUALI tramandati da padre in figlio, da mamma a figlia, da nonna a nipote, da suocera a nuora, da cugina a cugina e via a proseguire.

Ecco allora che la CUCINA nel suo valore espressivo di trasmissione del BENE e del BUONO assume il ruolo preponderante di pensare all’altro, di condividere con l’altro, di trasmettere all’altro e in caso di mancanza e di assenza, di sancire in modo indelebile il ricordo dell’altro seguendo la via preferenziale ed immediata del gusto e della condivisione dei sapori. Semi affettivi che nella trasposizione alimentare si potrebbero di rappresentare come dei chicchi florido melograno, che nella bibbia, come nelle civiltà antiche sono associati all’amore, alla vitalità e alla fecondità.

Il primo atto d’amore tra una mamma e il suo bambino è quello di nutrire il piccolo arrivando a definire, con estrema sensibilità nel riconoscimento empatico dei suoi bisogni e delle sue richieste, le gemme più preziose e più fondanti del legame affettivo. La ripetizione della sequenza alimentare permette al bambino di strutturarsi e di definirsi come essere autonomo e indipendente rispetto alla madre e il senso del buono e del bene viene sancito a partire da questo primo atto d’amore.

I primi scambi affettivi, come chicchi di melograno, rimarranno nel cuore dello scrigno affettivo della famiglia sedimentandosi nei circuiti cerebrali che sono la sede d’azione della memoria implicita di cui non abbiamo consapevolezza ma che guida le nostre azioni le nostre condotte adulte.

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L’atto del cucinare, nella sua valenza di amore per l’altro e di trasmissione del bene assume un valore estremamente generativo nel momento in cui la pietanza si carica del plusvalore affettivo della ricetta delle feste che condensa al suo interno vissuti trascorsi carichi di significato, odori, suoni, parole, sensazioni, umori, ricordi.

Gli ingredienti ricercati ed assemblati sapientemente da mani, principalmente femminili, vengono scelti e miscelati con cura ed attenzione insieme al seme del dare e del donare che a sua volta germoglierà nel seme del ricevere e della gratitudine.

Che sia acqua, farina, sale, burro, zucchero, uova, cannella, noce moscata, zenzero, ogni singolo ingrediente deve essere nutrito dal polish naturale di cure, carezze, affetto, per poter divenire quel lievito madre dalla quale nasceranno le altre infinite ricette che costituiranno ogni nostro futuro Menù di Natale.

La ricetta familiare non ha bisogno di qualità culinarie stellate ma attinge al seme del voler bene e del donare bene, prima leva della genitorialità intuitiva. Ricercando nella memoria olfattiva e gustativa sapori e profumi tramandati da generazione in generazione, prende forma quel buono familiare che come ogni rituale ci fornisce quel senso di protezione e intimità di cui abbiamo bisogno e che ricerchiamo affettivamente soprattutto nei momenti di difficoltà come emerge chiaramente dalle delicate parole di Laura.

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I biscotti di Laura

Ogni volta che viene Natale, e mi accingo a preparare i biscotti di mamma Lisa avviene qualcosa di magico. Non ho mai voluto scrivere la ricetta perché appena inizio ad allestire la  cucina, il luogo dove finalmente ritrovo me stessa e i miei ricordi più belli, mi tornano in mente le sue parole e piano piano con la farina tra le mani inizia la magia: mamma Lisa è accanto a me e passo dopo passo, mossa dopo mossa, mi ricorda gli ingredienti che servono, le dosi esatte si materializzano sotto i miei occhi, ogni volta come se fosse la prima volta, e si ricrea quell’atmosfera magica che mi ha sempre accompagnato quando cucinavamo assieme. 

Poco prima della vigilia di Natale io e mamma Lisa, per circa 20 anni, da quando avevo sposato il figlio Mario acquisendo così una seconda mamma, preparavamo i biscotti di Natale per sere e sere di seguito perché non riuscivamo a fermarci nella lista dei pacchetti da consegnare come dono ai parenti, agli amici, al vicinato, ai negozianti, alle mie figlie che vedendoci all’opera ci chiedevano dei pacchetti con il classico fiocco rosso da consegnare anche loro. La cucina in cui giorni diventava un laboratorio magico dove io e mamma Lisa trascorrevamo notti ad aspettare la seconda o terza cottura insieme a dosi massicce di caffè, ricordi, aneddoti, progetti e ai buoni propositi che, noi donne sopra siamo solite fare alla fine di ogni anno; condensati affettivi che venivano mescolati insieme al burro, allo zucchero, alle uova e che si legavano al composto friabile delle varie forme che creavamo. 

Dopo la morte improvvisa e violenta di mamma Lisa non sono riuscita per vari anni a fare i biscotti. Ogni volta che mi ripromettevo di realizzarli avevo il timore di non ricordare la ricetta (che per l’appunto non avevo mai trascritto contando sull’eternità del nostro sodalizio culinario), o che sarei rimasta delusa dal risultato che non sarebbe mai più stato lo stesso, o che mi fossi commossa a tal punto da non tenere la concentrazione necessaria e fondamentale in ogni atto culinario e per queste e altre ragioni evitavo la cucina nei giorni di Natale. Solo pochi anni dopo la sua morte sono riuscita di nuovo a realizzare i biscotti. Sono la ricetta magica della nostra famiglia che ho trasmesso a mia nuora e ai miei nipoti ed ogni anno tutti insieme vogliono vedere come li faccio e come si colorano nel forno. La tradizione si ripete e ci sostiene sempre.

Ringraziando Laura per la sua testimonianza e con la speranza che possiate realizzare la vostra ricetta di famiglia,

Vi auguro un sereno Natale nel calore dei vostri cari e nel profumo inebriante della vostra pietanza preferita.

Barbara Volpi
Psicologa, specialista in Psicologia clinica, Phd in Psicologia Dinamica e Clinica - collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza - Università di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP (Società Italiana di Ricerca, Clinica e Intervento sulla Perinatalità). È docente al Master biennale di II livello sul Family Home Visiting presso la Sapienza e dell’ Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica di Roma. È autrice di numerose pubblicazioni e articoli scientifici. Tra le sue pubblicazioni recenti: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (Tambelli, Volpi, 2015), «Genitori Digitali» (Volpi, 2017), «Che cos'è la cooking therapy» (Volpi, 2020), «Docenti Digitali» (Volpi, 2021), «I disturbi psicosomatici in età evolutiva» (Volpi, Tambelli, 2022) Per informazioni scrivere a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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