Info: info@ubiminor.org  |  Segnalazioni: notizie@ubiminor.org  |  Proposte: redazione@ubiminor.org

 facebook iconinstagram iconyoutube icon

"Ti sei spaventata quando ho urlato? Sono un bambino di tredici anni, non credo di essere terrificante". Afferma Jamie con tono provocatorio, parlando con la psicologa che sta effettuando una perizia psicologica sul ragazzo.

20250324 adlscence 2

La serie tv Adolescence ci porta al confine, zona d’ombra nella quale si toccano due mondi: quello degli adulti e quello dei ragazzi.

In ogni puntata, lo spettatore viene rapito da una particolare e unica inquadratura che cattura anima e corpo, facendo in modo di varcare quel limite, quella porta che spesso gli adulti evitano di aprire. Ed è proprio una porta quella che viene sfondata solo dopo pochi minuti dall’inizio della prima puntata: la polizia s’introduce in una villetta di un contesto residenziale con una tale violenza da  atterrire lo spettatore e da far presagire l’arresto di qualcuno che abbia una fisicità mostruosa, appunto terrificante. No, ciò che ci appare sgomenti davanti è il viso morbido e pallido di un ragazzino minuto, dall’aspetto ancora infantile a tal punto che per la paura si bagna i pantaloni di urina.

Ci ritroviamo in un tempo indefinito, in una zona ombrosa e attraverso una “visione binoculare” (W. Bion) siamo costretti a empatizzare con le posizioni ora di Jamie, ora del padre e un attimo dopo a osservare con gli occhi del detective, con quelli dei professori fino a quelli della psicologa che effettua la perizia psicologica.

Jamie è un ragazzino, “è solo un bambino!” urla il padre anche se, richiamato alla sua funzione di protezione dal figlio stesso che chiede che sia lui il suo curatore, abdica piegandosi letteralmente su sé stesso: l’interrogatorio alla presenza dei due detective, dell’avvocato d’ufficio, di Jamie e di suo padre è in pieno svolgimento quando viene mostrato un video registrato dalle telecamere di sorveglianza di un parcheggio dove il ragazzo assale una compagna di nome Katie, colpendola ripetutamente.

Il padre e il ragazzo vengono lasciati soli nella stanza dell’interrogatorio: il padre scoppia in un pianto disperato, si accartoccia sulla sedia dando la schiena al figlio che chiama il suo nome ma le parole non ci sono più, né i significati, niente ha più senso, la speranza e la fiducia sono state disintegrate.

Freud afferma che “I mestieri più difficili in assoluto sono nell'ordine il genitore, l'insegnante e lo psicologo.” Amare il proprio figlio al di là di sé stesso, oltre le frustrazioni patite nella propria esistenza, lasciando quello spazio e quel tempo necessario affinché il figlio, pur essendo parte di sé, diventi altro è una missione estenuante. In Adolescence il padre propone al figlio sport come il calcio e la boxe senza interrogarsi sulle autentiche inclinazioni del ragazzo che, umiliato e schiacciato dalle reazioni emotive del padre ai suoi “fallimenti” sportivi, sente crescere la rabbia che non ha imparato a gestire e a controllare. Ogni essere umano può esplodere con comportamenti violenti come reazione al sentirsi trattato da appendice e catino dei bisogni di un altro, anche se questo altro è il proprio genitore. Ogni bimbo chiede, e ne ha diritto, di essere visto per ciò che è e non per soddisfare l’autocompiacimento genitoriale.

Se a una relazione familiare segnata narcisisticamente si aggiunge un passato caratterizzato da maltrattamenti e abusi, come nel caso del padre di Jamie, l’educazione rispettosa di un figlio diviene un’impresa ardua.

20250324 adlscence 4

I figli ereditano non solo il patrimonio economico delle generazioni precedenti ma soprattutto quello valoriale, emotivo, psicologico e questo può costituirsi come base sicura, come porto dal quale salpare per il mondo; ma nel caso di esistenze ferite da esperienze traumatiche, che non sono state a tempo debito sufficientemente pensate e quindi digerite, le generazioni future si trovano investiti da potenze, da demoni terrificanti che chiedono ascolto, di più, vendetta.

E tuttavia, non tutta la responsabilità può essere riversata sulle fragili spalle delle famiglie, anche le altre istituzioni contribuiscono agevolando o ostacolando il sereno processo di crescita dei ragazzi.

Jamie come qualsiasi altro adolescente deve trovare un modo per stare in questo mondo e utilizza gli strumenti, i valori e i modelli che le istituzioni – famiglia, scuola, società – gli hanno messo a disposizione: l’apparenza, la forma prima della sostanza, la bellezza, la ricerca (impossibile) della perfezione. “…sono brutto!” Afferma con forza Jamie per spiegare alla psicologa il motivo del rifiuto da parte di Katie.

Jamie è un bambino che sta crescendo, è perturbante perché c’è una contemporaneità in lui, nelle sue espressioni che atterrisce lo spettatore, l’adulto: Jamie è bambino, è ragazzo, è angelo e demone, è innocente ed è colpevole.

Questa è l’adolescenza: tutto e il contrario di tutto, contemporaneamente.

Ma gli adolescenti hanno la necessità di sentire che l’adulto non li considera mostri; che le emozioni possono essere governate e divenire energie; che la rabbia è naturale e può essere ascoltata; che la fiducia e la speranza non vengono annichilite dai loro attacchi.

In Adolescence, e spesso anche nelle nostre quotidianità, non i genitori, non i professori, né la psicologa risultano contenitivi  e trasformativi delle angosce mortifere e della dirompente emotività dei ragazzi che, in tal modo, cercano significati nel web ricevendo risposte meccaniche e preconfezionate che non riscaldano e non attivano processi di integrazione, lasciando l’adolescente solo e atterrito fra i demoni, pronto a scaricare negli acting out.

Stare, rimanere lì accanto, ascoltare cosa hanno da dire i fantasmi del passato che i ragazzi esprimono e bonificare i demoni del presente alimentati dalla paura di fallire, dal senso di inadeguatezza, dal sentirsi mai abbastanza. “Dammi la tua mano. Vedi? Adesso tutto pesa a metà” (Sandro Penna)

“… Sono un bambino di tredici anni, non credo di essere terrificante". No Jamie, no ragazzo mio, non sei terrificante, sei tanto spaventato.


Accetto i Termini e condizioni