La sofferenza mentale degli adolescenti è diventata una questione che mette in allarme la società non solo nel nostro paese ma a livello mondiale, stando a dati delle strutture sanitarie e a valutazioni più qualitative fatte da molte ricerche che ne indagano le cause e cercano di mettere a fuoco possibili interventi, anche a livello preventivo. Una delle novità che sta prendendo sempre più spazio nella vita dei giovani è quella dell’intelligenza artificiale e si presenta la necessità di studiarne i possibili impatti a livello psicologico.
Un recente articolo sulla questione, redatto da esperti dell'Oxford Internet Institute dell'Università di Oxford, sottolinea la necessità di avere un quadro chiaro per quanto riguarda la ricerca sull'intelligenza artificiale, data la rapida adozione dell'intelligenza artificiale da parte di bambini e adolescenti che utilizzano dispositivi digitali per accedere a Internet e ai social media.
Le raccomandazioni degli studiosi si basano su una valutazione critica delle attuali carenze nella ricerca sull'impatto delle tecnologie digitali sulla salute mentale dei giovani e su un'analisi approfondita delle difficoltà alla base di tali carenze.
Il documento, "From Social Media to Artificial Intelligence: Improving Research on Digital Harms in Youth", pubblicato su The Lancet Child and Adolescent Health, chiede una "rivalutazione critica" del modo in cui studiamo l'impatto delle tecnologie basate su Internet sulla salute mentale dei giovani e delinea dove la futura ricerca sull'intelligenza artificiale potrebbe imparare da diverse insidie della ricerca sui social media. Le limitazioni esistenti includono risultati incoerenti e una mancanza di studi longitudinali e causali.
L'analisi e le raccomandazioni dei ricercatori di Oxford sono divise in quattro sezioni:
- una breve rassegna delle recenti ricerche sugli effetti della tecnologia sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, evidenziando i principali limiti delle prove addotte;
- un'analisi delle difficoltà nella progettazione e nell'interpretazione della ricerca che, a loro avviso, sono alla base di queste limitazioni;
- proposte per migliorare i metodi di ricerca per affrontare queste difficoltà, con particolare attenzione alla loro applicazione allo studio dell'intelligenza artificiale e del benessere dei giovani;
- misure concrete per la collaborazione tra ricercatori, amministratori politici, grandi aziende tecnologiche, operatori sociosanitari e giovani.
"La ricerca sugli effetti dell'intelligenza artificiale, così come i suggerimenti per i decisori politici e i consigli per chi presta assistenza, devono imparare dai problemi che ha dovuto affrontare la ricerca sui social media" ha affermato la dott.ssa Karen Mansfield, ricercatrice post-dottorato presso l'OII e autrice principale dello studio.
"I giovani stanno già adottando nuovi modi di interagire con l'intelligenza artificiale e, senza un solido quadro di collaborazione tra le parti interessate, le politiche basate sulle prove in materia di intelligenza artificiale rimarranno indietro, come è successo per i social media".
L'articolo descrive come l'impatto dei social media venga spesso interpretato come un fattore causale isolato, trascurando i diversi tipi di utilizzo dei social media, nonché i fattori contestuali che influenzano sia l'uso della tecnologia sia la salute mentale.
Senza ripensare a questo approccio, la ricerca futura sull'IA rischia di essere orientata e influenza da paure per la novità, come è successo per i social media. Altre difficoltà includono valutazioni dell'uso dei social media che sono rapidamente obsolete e dati che spesso escludono i giovani più vulnerabili.
Gli autori propongono che una ricerca efficace sull'intelligenza artificiale ponga domande che non problematizzino implicitamente l'intelligenza artificiale, garantisca progetti causali e dia priorità agli utilizzi e ai risultati più rilevanti.
L’articolo conclude che, man mano che i giovani adottano nuovi modi di interagire con l'IA, la ricerca e la politica basata sulle prove faranno fatica a tenere il passo. Tuttavia, assicurandoci che il nostro approccio all'indagine sull'impatto dell'IA sui giovani rifletta gli insegnamenti delle carenze della ricerca passata, possiamo regolamentare in modo più efficace l'integrazione dell'IA nelle piattaforme online e il modo in cui vengono utilizzate.
"Chiediamo un quadro collaborativo basato sulle prove che tenga le grandi aziende tecnologiche responsabili in modo proattivo, incrementale e informativo" ha affermato il professor Andrew Przybylski, professore di comportamento umano e tecnologia presso l'Oxford Internet Institute e uno degli autori del testo.
"Senza basarci sulle lezioni del passato, tra dieci anni potremmo tornare al punto di partenza, considerando il ruolo dell'IA più o meno nello stesso modo in cui ci sentiamo impotenti di fronte ai social media e agli smartphone. Dobbiamo adottare misure attive ora affinché l'IA possa essere sicura e utile per bambini e adolescenti".