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Scuola e Università Come influiscono i voti bassi sull’apprendimento degli studenti?
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Soggiorno gratuito per ragazzi e ragazze immersi nella natura tra arte ed ecologia
A Roccaporena, l'incantevole frazione di Cascia in Umbria, porte aperte a ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 per un soggiorno gratuito sotto il segno di arte e natura attraverso la partecipazione a laboratori creativi ed artistici. I giovani devono provenire da esperienze di accompagnamento da parte dei servizi sociali durante la minore età oppure inquadrabili nella categoria dei neet. Il soggiorno di una settimana - se ne può fare anche più di uno - tra fine luglio e fine agosto è legato al progetto “Estate Intraprendente: giovani costruttori di luoghi, relazioni e futuro” dell’HUB “Territori Intraprendenti”. Più nel dettaglio il soggiorno offre esperienze estive, da vivere in co-housing, immersi nei processi trasformativi promossi nel Borgo di Roccaporena e nei territori circostanti, dove i giovani diventano protagonisti indiscussi del cambiamento e generatori di futuro e di nuove possibilità.
Il modulo sulla transizione ecologica
Co-Housing dal 24 al 31 luglio: Tutti in falegnameria, negli spazi interni e all’aperto, impegnati nella realizzazione dei manufatti e degli allestimenti. Tra attrezzi, legno, vernici e materiali di riciclo si reinventano gli spazi e le loro funzioni: l’area pic-nic, i sentieri, le piazzette, l’area per il cinema all’aperto.
Co-Housing dal 21 al 28 agosto: Continua l’autocostruzione e soprattutto per ogni spazio rigenerato si immagina la sua animazione. Sperimentazione di nuovi eventi per vivere i nuovi luoghi di Roccaporena coinvolgendo gli abitanti e i turisti.
Spazio all’arte e agli artisti
Il progetto prevede anche l’accoglienza di giovani e artisti provenienti da varie parti d’Italia e da esperienze differenti che si ritrovano insieme ad animare Roccaporena, Cascia e le sue frazioni attraverso laboratori creativi ed artistici.
Co-Housing dal 9 al 16 luglio: Laboratori di field recording per esplorare e registrare i suoni degli ambienti urbani, rurali e naturalistici alle tecniche e ai linguaggi audiovisivi per la creazione di cortometraggi, storytelling e video-narrazioni poetiche.
Co-Housing dal 6 al 13 agosto: Laboratori su tecniche e linguaggi fotografici, tra ritratto e paesaggio + pratiche di illuminotecnica per lo storytelling luminoso che nasce dal rapporto tra spazio e luce+ performance visio-poietica, ovvero sperimentazione con le nuove tecnologie
Come partecipare
L’iniziativa è promossa da Agevolando, Partes Società Cooperativa Sociale, FALEGAMI – Falegnameria sociale, HUB Territorintraprendenti, Santuario Santa Rita (Roccaporena di Cascia). Per tutte le informazioni scrivere a
AGEVOLANDO
Agevolando è un’organizzazione di volontariato che lavora con e per i ragazzi in uscita dai percorsi di accoglienza “fuori famiglia” per promuoverne l’autonomia, il benessere psicofisico e la partecipazione attiva. Quando, al compimento della maggiore età, si interrompono i percorsi di tutela si è chiamati troppo presto a diventare adulti: accade frequentemente, quando si ha una storia personale complessa, di perdere di vista le proprie risorse, così come può maturare forte il senso di non riuscire a farcela da soli. L’associazione affianca i care leavers nella costruzione del loro futuro. www.agevolando.org
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“Divorzi rendono fragili adolescenti”/ Studio: 30% dei figli insoddisfatti dalla vita
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Parla lo psicologo Matteo Lancini: “Adolescenti fragili, ma i più fragili sono i genitori”
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Adolescenti sotto stress, oltre 6 su 10 avvertono ansia e pressione sociale
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Scarica il volantino
A fine febbraio dello scorso anno, è stato pubblicato il BANDO per individuare e formare i cittadini disponibili a diventare tutori volontari di Minori stranieri non accompagnati (MSNA) sul territorio della Regione Lombardia.
In questo anno abbiamo avuto alcune centinaia di candidature, ma il fabbisogno in Lombardia è molto elevato e ci servono ancora un migliaio di tutori a fronte dei quasi 3000 MSNA presenti in Lombardia.
Il Bando, in scadenza il prossimo mese di agosto, è stato prorogato fino al 23 giugno 2024 e si può consultare al seguente link:
https://www.garanteinfanzia.regione.lombardia.it/wps/portal/site/garante-infanzia-e-adolescenza/tutori-volontari-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-msna/il-bandoi
Ogni cittadino che abbia almeno 25 anni di età e il diploma di scuola superiore può aderire a questo Bando compiendo un grande gesto di solidarietà.
La brochure relativa al ruolo del tutore è disponibile nel sito del Garante per l’infanzia e l’adolescenza al seguente link:
https://www.garanteinfanzia.regione.lombardia.it/wps/portal/site/garante-infanzia-e-adolescenza/tutori-volontari-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-msna
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Italia la peggiore in Europa per i Neet: i giovani che non studiano e non lavorano sono il 19%
https://www.ilfattoquotidiano.it/
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Libera aiuta i minori che hanno commesso un reato
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Premessa:
La Comunità Terapeutica è una struttura sanitaria di “dimensioni familiari” (in genere dai 10 a un massimo di 20 pl) per il trattamento volontario globale – psicoterapeutico, farmacologico, relazionale e sociale che – su richiesta dei Servizi territoriali – accoglie pazienti preferibilmente giovani e agli esordi psicopatologici, non trattabili a domicilio, né a livello ambulatoriale, che non necessitano di trattamenti in regime di ricovero ospedaliero e che hanno bisogno di effettuare un percorso terapeutico e riabilitativo attraverso una presa in carico residenziale ed un periodo di separazione dall’abituale contesto di vita.
È adatta per quei pazienti che necessitano di uno spazio e di un tempo necessari per riavviare processi evolutivi interrotti, per sperimentare nuove relazioni significative, per ricostruire, rinarrare e risignificare la propria storia personale con lo scopo di raggiungere un adeguato recupero funzionale. Per raggiungere le sue finalità si avvale di un trattamento complesso multifattoriale e multidisciplinare di tipo evolutivo/trasformativo.
È da considerarsi un tassello di un intervento, una struttura “intermedia” tra il polo ambulatoriale e l’Ospedale; un’esperienza temporanea che si realizza “in rete”: all’interno di un percorso – permeabile agli scambi sociali - che preveda risposte articolate, calate sui bisogni e sul progetto del paziente es in linea con l’evoluzione di un quadro che può spaziare tra interventi a valenza maggiormente sanitaria e/o sociale.
Sul territorio nazionale le Comunità terapeutiche che rispondono ai bisogni della popolazione adulta sono sufficientemente distribuite; per quanto concerne invece la fascia evolutiva adolescenziale se ne riscontra ancora un numero ridotto con una presenza a “macchia di leopardo”.
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Tale manifesto nasce dalla sintesi di un lavoro svolto dalla Consulta delle Società Scientifiche presso il CNOP che ha appositamente istituito un gruppo tecnico sul tema delle Comunità Terapeutiche Residenziali con le seguenti finalità:
- Ribadire il ruolo terapeutico della residenzialità delle Comunità terapeutiche, affrancandosi da un modello assistenziale e ospedaliero;
- Delineare il ruolo trasformativo delle residenzialità;
- Analizzare l’appropriatezza delle figure professionali nei ruoli dell’organizzazione;
- Svolgere un’opera di sensibilizzazione culturale e di approccio alla tutela della salute
mentale lontano da logiche meramente assistenziali;
- Incidere sulle scelte riguardo la programmazione dei Servizi a livello di politica sanitaria con proposte di modifica delle normative regionali vigenti;
- Per la cittadinanza/familiari/utenti: fornire delle risposte efficaci, luoghi di cura dinamici, flessibili, evolutivi “contro” il rischio di luoghi statici, non vitali, caratterizzati da routine ripetitive, non promotrici di processi evolutivi e di inclusione sociale;
- Non avallare, sulla tematica della salute mentale, soluzioni anacronistiche, fuori dai tempi, dove vengono riproposte, per gli interventi di una certa durata, soluzioni semplicistiche sostanzialmente allocative.
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Oggi la cultura delle comunità viene sottovalutata nel dibattito teorico scientifico predominante, ma resta viva e operante in molte strutture e istituzioni che continuano a far riferimento al bagaglio storico culturale e metodologico che essa ha trasmesso nel tempo, a conferma, da un lato della validità del metodo comunitario, e dall’altro della dicotomia esistente fra le esigenze di un corretto approccio biopsicosociale e visioni troppo riduzionistiche.
Si sta assistendo nel tempo a normative nelle varie regioni, che finiscono per semplificare e banalizzare la complessità dell’intervento e che stanno, di fatto, assimilando le Comunità sempre più, per caratteristiche e personale, a strutture assistenziali e simil/ospedaliere con un’indicazione del personale che vede una sperequazione di figure infermieristiche e parainfermierisiche rispetto a funzioni professionali maggiormente deputate a decodificare gli aspetti interni dei pazienti.
La direzione sembra propendere verso una sorta di aziendalizzazione fine a sé stessa, una assistenza burocratica, dove poco spazio rimane alla dimensione dell’incontro.
Da molte parti è stato lanciato negli ultimi anni l'allarme per il tentativo di riprodurre in una comunità terapeutica un modello assimilabile alla clinica psichiatrica. C’è il rischio concreto di concepire questo intervento o come fortemente sanitarizzato o con una valenza solo di tipo socio-assistenziale.
Bisogna avere il coraggio di dire esplicitamente che i pazienti ospiti nelle comunità terapeutiche (per lo più giovani adulti) hanno un quadro clinico che rientra nell’alveo della psicopatologia che una volta stabilizzata (fuori dall’acuzie, dall’intervento ospedaliero) deve essere riconosciuta e adeguatamente trattata con strumenti non solo educativi o rieducativi, ancor meno di tipo assistenziale, ma soprattutto con interventi a valenza clinica, terapeutica. Storie di sofferenza richiedono una particolare formazione sia per entrare in relazione che per sintonizzarsi con i bisogni profondi degli utenti. Competenze che si acquisiscono se si è seguito un particolare percorso di studio, se non anche un training di psicoterapia personale, attraverso cui gli operatori possano essere in grado di riconoscere “dentro di sé” ciò che sta accadendo al paziente, per entrarvi in risonanza e restituirlo in maniera pensata e bonificata
Nella maggior parte delle normative regionali vengono proposte figure para/infermieristiche in numero sproporzionato rispetto a funzioni professionali competenti e con una particolare attitudine alla riflessione e alla clinica e non solo ad una generica accoglienza.
Si rischia di scambiare il “contenimento psichico” - che vuol dire accoglienza, holding, reverie, ascolto, mentalizzazione, fiducia, relazione, dedizione, incontro - per il “contenimento fisico”, per assistenza solo materiale, biologica, di “tamponamento” del sintomo, senza attenzione e ascolto trasformativo alla realtà interna degli utenti, alle loro esperienze, alle loro vite, alle loro esistenze. Si arriva in questo modo a riproporre un modello custodialistico che vede i pazienti passivi e non soggetti attivi di un percorso.
Riteniamo che occorra un personale multidisciplinare che privilegi, tuttavia, figure a valenza
“psi” in grado di ricucire, rinarrare una storia, ritessere delle relazioni familiari cortocircuitate, “mettere in parola” e significare vissuti poco mentalizzabili, elaborare stati traumatici per favorire un riavvio di un’evoluzione che per molteplici fattori si è interrotta e dove il “vulnus” è l’elemento relazionale che possa favorire l’introiezione di nuovi schemi, copioni più adattivi e funzionali nel tentativo di attivare e sviluppare nei pazienti una “funzione riflessiva”. È inaccettabile quindi che nella quasi totalità delle normative regionali riguardanti le comunità terapeutiche per la salute mentale non sia prevista in organico la figura dello psicoterapeuta e sia presente solo in misura minima quella dello psicologo.
È a tutta la società che ci rivolgiamo dunque, a partire da chi ha responsabilità specifiche, perché non solo i principi che hanno animato l’origine delle comunità terapeutiche continuino ad essere affermati, ma venga fermata la tendenza alla ipersemplificazione, a marginalizzare il modello psicoterapeutico da parte di quanti - più o meno consapevolmente- finiscono per avallare un paradigma biologico/riduzionista dal sapore custodialistico/assistenziale.
Ed è in questo senso che chiediamo a quanti condividono i principi di questo Manifesto di sottoscriverne l'adesione, inviando una email a
I componenti del Gruppo tecnico di lavoro “Comunità terapeutiche residenziali:
Dott. Claudio Bencivenga, Mito & Realtà Associazione Comunità Terapeutiche Residenziali e Fenascop
Dott. Umberto Nizzoli, Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (SISDCA)
Dott. Roberto Quintiliani, Mito & Realtà Associazione Comunità Terapeutiche Residenziali Dott.ssa Chiara Ronconi, Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (CISMAI)
Dott. Matteo Sozzi, Società degli Psicologi dell'Area Neuropsicologica (SPAN)
Dott.ssa Carlotta Zoncu, Società Italiana di Psicodramma Analitico (SIPsA)
(Clicca sull'immagine per leggere il documento)
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Perché in Italia quando si parla di baby gang lo si fa spesso a sproposito
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