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Con il bullismo abbiamo sempre usato l’approccio sbagliato?
http://www.ilpost.it/2017/11/26/bullismo-sempre-usato-lapproccio-sbagliato/
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La Commissione Bilancio ha approvato l’emendamento per i neomaggiorenni “fuori famiglia” e un fondo triennale da 15 milioni di euro. Soddisfazione di: Agevolando, Cismai, Cnca, Cncm, Domus de Luna, Terra dei Piccoli, Progetto Famiglia, Sos Villaggi dei Bambini
Roma, 27 novembre 2017
Risultato senza precedenti per migliaia di ragazzi in Italia. Nella seduta di questa mattina, lunedì 27 novembre, la Commissione Bilancio del Senato ha approvato all’unanimità l’emendamento alla Legge di Bilancio che dispone un fondo sperimentale di 15 milioni di euro per il sostegno al percorso di autonomia dei giovani “fuori famiglia”, in uscita da comunità per minorenni o percorsi di affido familiare, prevedendo continuità nell’assistenza fino al 21esimo anno di età.
Un traguardo storico che premia il lavoro delle associazioni, in particolare la collaborazione tra Agevolando, Fondazione Domus De Luna e Terra dei Piccoli che hanno dato vita al Comitato nazionale dei neomaggiorenni “fuori famiglia” a cui partecipano due coordinamenti nazionali (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza CNCA e Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento all’abuso e all’infanzia CISMAI) e due associazioni (Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini onlus). Un lavoro sostenuto anche dall’Autorità nazionale Garante infanzia e adolescenza e da altre organizzazioni quali il Coordinamento nazionale comunità per minori CNCM e il gruppo #5buoneragioni.
L’Italia si avvicina così finalmente agli altri paesi europei in ambito di riconoscimento dei diritti di questi giovani. Circa 3.200 ragazzi ogni anno che escono da percorsi di accoglienza in comunità, case-famiglia o famiglie affidatarie. Una proposta che va finalmente a sanare una situazione inaccettabile, che oggi alimenta il circolo vizioso della marginalizzazione e vanifica gli effetti dell'investimento che lo Stato sostiene per promuovere la crescita individuale di ciascun bambino e adolescente senza o fuori famiglia.
L’emendamento è stato presentato e sostenuto dai senatori Mattesini, Ferrara, Amati, Collina, Albano e Fasiolo in stretta collaborazione con la vice presidente della Commissione Bicamerale infanzia e adolescenza Sandra Zampa.
“Crediamo che forte impulso all’approvazione di questo emendamento sia arrivato grazie alla voce dei ragazzi ‘fuori famiglia’ che attraverso la creazione del ‘Care leavers network’ hanno portato all’attenzione della politica e della cittadinanza le loro istanze”, spiegano le organizzazioni.
“Ora, una volta che come ci attendiamo l’emendamento sarà definitivamente approvato dalle due camere, ci aspetta un triennio importante di lavoro a favore di questi ragazzi per rendere strutturale ed efficace questo sostegno dovuto e necessario da parte dello Stato”.
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Comunicato congiunto redatto da:
- Associazione AGEVOLANDO, Via Corsica 10 – 40135 Bologna -
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Comitato nazionale neomaggiorenni fuori famiglia, via Montaione 44 - 00139 Roma -
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Fondazione Domus de Luna, Via Antonio Sanna, 2 - 09134 Pirri, Cagliari –
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - TERRA DEI PICCOLI ONLUS, Viale Lina Cavalieri, 212 - 00139 Roma -
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - GRUPPO #5BUONERAGIONI PER ACCOGLIERE I BAMBINI CHE VANNO PROTETTI,
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25 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza di genere, l’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte segnala la drammaticità del fenomeno, richiamando l’attenzione delle istituzioni sull’importante ruolo degli operatori che lavorano con le vittime e con i maltrattanti.
In Piemonte, il 13,3% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da un qualsiasi uomo (dati Istat 2014). Nel 60-70% dei casi, le reazioni immediate (come chiedere aiuto, difendersi, rivolgersi alle forze dell’ordine) risultano essere inutili, 1 volta su 3 se l’autore è il partner e 1 su 7 se non lo è.
«Appare condiviso – afferma Barbara Rosina (Presidente degli Assistenti Sociali del Piemonte) – che il fenomeno della violenza sulle donne è pervasivo, diffuso e sommerso. E che rappresenta una problematica sociale con effetti devastanti per la vita delle vittime, dei loro figli, dei familiari e più in generale per la società».
«Tuttavia la negazione e la minimizzazione, che possono emergere in risposta ad una richiesta di aiuto, favoriscono l’esito negativo dei tentativi di uscita e l’aggravarsi di molte situazioni. In primo luogo occorre che si attivi una sensibilizzazione della collettività che richiami alle responsabilità di ciascuno di noi, come cittadini, spettatori, madri, padri, donne e uomini. Ben vengano, quindi, le campagne come #25novembreognigiorno o #dauomoauomo. Nonostante il rischio di generalizzazione - non solo non condivisibile ma anche pericoloso - di tale campagna, è importante accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti!»
«Riteniamo che non si debba mantenere un’ottica prevalentemente emergenziale nell’affrontare la violenza di genere e che la fase iniziale di conoscenza, in termini non solo sanitari, necessiti, a fianco di quello dei volontari, dell'intervento di professionisti formati, capaci di avere un atteggiamento non giudicante, empatico, garante della privacy. Sappiamo che non è affatto semplice la comprensione delle dinamiche violente e dei meccanismi traumatici attivati nelle vittime».
Conclude Rosina: «È necessario un chiaro ruolo di regia, di governo, di monitoraggio e di networking sia nelle campagne mediatiche che nei percorsi di accompagnamento della vittima. Prevenzione e fronteggiamento, quindi. L'Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte ha appoggiato in questi anni diverse campagne finalizzate alla conoscenza di fenomeni sommersi, complessi, sottaciuti. Ci guidano la consapevolezza che per scegliere occorre conoscere e che per conoscere occorre essere informati e la convinzione che il servizio sociale professionale, laddove messo nelle condizioni per intervenire, possa accompagnare le persone in percorsi di cambiamento e riduzione della complessità delle vicende della vita».
Carmela, Francesca Longobardi – consigliere CROAS Piemonte / addetto stampa
Tel: 333.4896751
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“Credevo fosse amore….”, educazione alla differenza
http://www.corriereditaranto.it/2017/11/18/credevo-fosse-amore-educazione-alla-differenza/
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Ricatti sessuali, stupri e femminicidi.
L'Ordine Psicologi ER su violenza di genere e come prevenirla
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Secondo gli ultimi dati disponibili dell'ISTAT il 7,5% delle donne in Italia tra i 15 e i 65 ha subito almeno un ricatto sessuale nel corso della propria vita. Di queste, l'80,9% non è riuscito a parlarne con nessuno, con conseguenze fisiche, psicologiche e lavorative. Più in generale, un'altra indagine ISTAT (http://www.istat.it/it/archivio/161716) riporta che il 31,5% delle donne tra i 15 e i 70 anni hanno subito almeno una volta nella vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. La violenza di genere provoca sofferenza, fino ai casi di femminicidio e può causare gravissimi danni “dentro” anche quando non porta lesioni fisiche.
L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna ribadisce che ogni coinvolgimento in attività sessuali imposte è una violenza: un'aggressione che può essere da parte di un estraneo, ma anche all’interno dell'ambiente lavorativo, del rapporto di coppia o della famiglia. La costrizione al rapporto sessuale può realizzarsi con l'uso della forza ma anche con ricatti psicologici e con l'abuso di potere. Ciò che separa un atto sessuale dalla violenza è la volontà della persona, libera da imposizioni, di praticarlo o meno: la differenza sta nella manifestazione della libertà di scelta.
I meccanismi psicologici che inducono un individuo ad agire lo stupro sono generalmente caratterizzati dal desiderio di sopraffazione dell’altro per affermare il proprio potere non solo sessuale, dal bisogno di manifestare la propria dominanza, forza e dalla necessità di vincere la paura di non valere.
L’aggressore infatti può agire per rabbia e frustrazione anche originate da rapporti problematici con donne diverse dalla vittima. La violenza manifestata in questo caso può diventare una sorta di vendetta nei confronti del genere femminile. In altri casi, lo stupro può essere uno strumento per manifestare la propria virilità ed esercitare potere su un’altra persona, per compensare anche sentimenti di vulnerabilità e impotenza. Non ci sono giustificazioni né sociali né psicologiche allo stupro, che è un crimine e come tale va punito.
"Una persona, una donna, che viene aggredita e stuprata - spiega Elisabetta Manfredini, Vicepresidente dell'Ordine Psicologi dell'Emilia-Romagna - subisce un’esperienza di disumanizzazione 'estrema', sia fisica che psichica. Nell’immediato può avvertire sentimenti ed emozioni sconvolgenti come angoscia di morte, paura di non sopravvivere, di venire uccisa, come purtroppo spesso succede. Il dolore lacerante, non solo fisico, può essere accompagnato dal senso di repulsione per la violenza che può paralizzare anche psicologicamente. La donna si può sentire poi violata, oltraggiata, sporca: una violenza così devastante frantuma il suo senso di identità, ne colpisce il pensiero e la coerenza, le risorse personali, rendendo anche difficile parlarne con qualcuno o denunciare. La vittima di stupro, danneggiata gravemente nella sua integrità personale, necessita sempre di un intervento psicologico mirato che l’accompagni se possibile per tutto il percorso di cura, che inizia dalla rivelazione/denuncia e termina con il recupero della propria soggettività."
"La prevenzione allo stupro - aggiunge Anna Ancona, Presidente dell'Ordine Psicologi dell'Emilia-Romagna - si può effettuare solo affrontando il tema della sessualità consapevole e consensuale. Incontri o conferenze sull'argomento non sono sufficienti: è assolutamente indispensabile lavorare con percorsi formativi specifici sin da giovanissimi. È necessario trasformare le condizioni e soprattutto la cultura responsabile di questi fenomeni, sensibilizzando le persone, sin da bambini, alla comprensione della sofferenza altrui e al rispetto della possibilità di autodeterminazione di ogni individuo. Sensibilizzare significa non solo riconoscere il dolore insito in uno specifico caso di violenza, ma anche insegnare a riconoscere e comprendere quegli aspetti 'accessori' presenti nel fenomeno della violenza, quegli elementi che non sono nemmeno necessariamente reati, ma fanno parte di un certo tipo di cultura. Bisogna, dunque, non solo intervenire là dove il disagio si è già manifestato, ma anche prevenire precocemente negli ambiti di aggregazione sociale, quali le scuole, le società sportive, le associazioni giovanili per costruire nuovi modi di pensare e nuove sensibilità."
Cordialmente,
Andrea Marino
cell. 3295368348
Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna
a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato | tel. 051 0073867
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Un emendamento per i “fuori famiglia”: sarà la volta buona?
http://www.vita.it/it/article/2017/11/14/un-emendamento-per-i-fuori-famiglia-sara-la-volta-buona/145103/