- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
Neet, i dati allarmanti sui giovani italiani che non studiano e non cercano lavoro. L’Unicef: «Per aiutarli leistituzioni devono cambiare»
https://www.open.online/2019/10/11/neet-i-dati-allarmanti-sui-giovani-italiani-che-non-studiano-e-non-cercano-lavoro-lunicef-per-aiutarli-le-istituzioni-devono-cambiare-lintervista/
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Comunicati
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
Sexting tra adolescenti: rischi e pericoli. Il parere degli esperti Anna Oliverio Ferraris e Fabrizio Quattrini
https://www.stateofmind.it/2019/10/sexting-adolescenti-intervista/
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Comunicati
Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale (Mental Health Day), istituita nel 1992 dalla Federazione mondiale per la salute mentale (WFMH) e dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Ogni anno l’OMS sceglie un tema da trattare in questa giornata: quest’anno il tema scelto è la prevenzione dei suicidi; la Giornata è sostenuta dall’OMS, dall’International Association for Suicide Prevention e dalla United for Global Mental Health.
Accogliendo l’invito della campagna #40seconds che invita a fermarsi per 40 secondi e fare qualcosa, scrivere, condividere un’idea, un pensiero in grado di sensibilizzare, l’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte ricorda come nella gestione della malattia mentale il primo passo per co-costruire il processo di cura avviene quando le persone con una patologia “riescono a farsi sentire”: riprendere in mano la propria vita nonostante la malattia, scegliere, essere cittadini nella società consentono una migliore qualità di vita. Da qualche anno si parla di un paradigma della salute mentale definito “recovery”, concetto ormai entrato con forza nelle politiche e nei documenti ufficiali, anche dell’Oms (dalla Mental Health Declaration di Helsinki 2005 al nuovo Action Plan europeo 2013-2020). In tale orientamento, vicino al pensiero che ha attraversato il nostro paese negli anni della deistituzionalizzazione, si spinge a rimettere al centro dei percorsi le esperienze soggettive delle persone con malattia mentale restituendo un’identità positiva e la speranza di potersi realizzare nonostante le problematiche sanitarie.
Alberto De Michelis, Consigliere Ordine assistenti sociali e assistente sociale presso un Centro di Salute Mentale, afferma: “La recovery ha una dimensione sociale e politica. Le persone con un disturbo mentale non migliorano se sono sole, se non hanno contatti sociali, risorse umane, culturali e materiali che le aiutino a ristabilire un equilibrio personale. I servizi dovrebbero essere un perno fondamentale nell’accompagnare le persone ad attivare e utilizzare le proprie risorse e quelle esterne, per ristabilire uno stato di benessere. La recovery deve essere letta come un diritto e guadagnare una dimensione politica: servono servizi che garantiscano un percorso di cura adeguato alle esigenze della persona, relazioni di aiuto che si basino sulla reciprocità e in spirito di “coproduzione”, risorse economiche per favorire inserimenti nella società, politiche sociali e culturali che contrastino lo stigma e la discriminazione.”
“Stiamo parlando - sottolinea Rosina - della necessità che i servizi di salute mentale promuovano attivamente l’inclusione sociale, sostenendo i pazienti nel definire autonomamente bisogni, obiettivi e ambizioni future, sapendo ascoltare ed includere i familiari per una piena realizzazione delle potenzialità ed aspirazioni, anche laddove il disturbo mentale sia grave e persistente. Crediamo fermamente che un approccio inclusivo consentirebbe un miglioramento dei contesti e potrebbe concorrere alla prevenzione del suicidio ma occorre attenzione alle reali possibilità di intervento di servizi di salute mentale spesso ridotti nella presenza di tutte le figure professionali necessarie, dei fondi per operare nell’ambito della prevenzione, della cura e della riabilitazione”.
Conclude Rosina: “possiamo ritrovare nella storia della psichiatria italiana strategie, ancora oggi adottabili dagli assistenti sociali e dagli operatori della salute mentale, per portare avanti progetti finalizzati ad attività di promozione della salute, benessere e recovery con l’obiettivo di avvicinare i luoghi di cura ai contesti di vita. Ma nulla possono le istituzioni se ciascuno di noi crede di non essere importante, nel suo piccolo e quotidiano, e non si ferma #40secondi per comprendere come non abbandonare persone che soffrono di una malattia mentale e le loro famiglie”.
L’Ordine Assistente Sociali del Piemonte, per voce della sua Presidente, “richiama ad assumersi l’impegno di concorrere alla costruzione di occasioni di incontro e di dialogo affinché “nessuno sia lasciato solo”: occorre una attenzione continua, nella quotidianità, non solo alle persone con malattia mentale, spesso lasciate sole insieme alle loro famiglie, ma anche al sistema dei servizi di salute mentale ad ai professionisti, non sempre in grado, per le citate difficoltà del sistema, di far fronte alla complessità ed alla crescente vulnerabilità. Sottolineiamo ancora una volta che la responsabilità di fermarsi a riflettere sulla malattia mentale e le sue conseguenze, deve essere attribuita alla società nel suo complesso, alle associazioni di cittadini, alle forze politiche e ai singoli professionisti. Solo superando le contrapposizioni, spesso ideologiche, è possibile lavorare nella consapevolezza che la malattia ha un effetto a catena che incide su famiglie, amici, colleghi, comunità e società.”
Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
Coinvolgimenti analitici con gli adolescenti. Sessualità, genere e sovversione
https://www.stateofmind.it/2019/09/coinvolgimenti-analitici-recensione/
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Comunicati
Il 10 ottobre ricorre la Giornata Nazionale della Psicologia, quest’anno dedicata ai diritti umani universali. L'evento principale dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna - in aggiunta a numerose altre iniziative e alla disponibilità di studi aperti con visita gratuita - sarà venerdì 18 ottobre 2019 dalle ore 16:30, presso l'Oratorio San Filippo Neri, in via Manzoni 5, Bologna: una tavola rotonda a ingresso libero coordinata dalla Presidente dell'Ordine ER, Anna Ancona, sul tema “La Psicologia e i Diritti Umani Universali”. Tra gli interventi "Psicologia e diritti delle persone di minore età" di Clede Maria Garavini, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Regione Emilia-Romagna, e "Diritti dei migranti e impatto psicosociale delle migrazioni" di Antonella Postorino, membro italiano della commissione “Crisis, Disaster and Trauma Psychology” – EFPA.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani cita in apertura: “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. I diritti umani si basano sul principio del rispetto della dignità umana, espressione del valore della persona con le sue caratteristiche specifiche e irrinunciabili di identità e di diversità nell’uguaglianza e nella libertà. Tali diritti si pongono dunque a difesa della salute e del benessere bio-psico-sociale di tutte le persone di ogni età e genere.
Le discipline psicologiche e sociali sono necessariamente coinvolte nel garantire il rispetto della persona, di ogni persona. La psicologia, in particolare, è una disciplina essenziale per contribuire alla rimozione degli impedimenti al pieno sviluppo di ogni essere umano, come da articolo 3 della Costituzione Italiana, e per la cura, lì dove i diritti sono stati violati.
È universalmente recepito il concetto che la violazione dei diritti genera conseguenze negative, malessere e traumi, sia fisici che psicologici, che possono ripercuotersi su tutta la comunità sociale tramandandosi anche alle generazioni successive. La psicologia si evidenzia così sia in relazione alla salute psicologica, proponendosi come promotrice di cultura dei diritti e della loro salvaguardia, sia come “riparazione del danno”, cura delle lacerazioni esistenziali prodotte dalle violazioni dei diritti.
L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna da tempo ha messo in campo azioni per promuovere la cultura del rispetto della persona nella sua unicità, garantendone anche opportunità pari ed eque, combattendo ogni forma di discriminazione e di uso della violenza. La cultura psicologica è uno strumento indispensabile per comprendere la complessità della realtà sociale, per superare le semplificazioni alla base di pregiudizi e stereotipi che spesso creano paure e malessere, sia sui singoli che sulla comunità, generando negazione, limitazione e violazione dei diritti umani. Un impegno istituzionale costante per quello che potrebbe essere riassunto, dal punto di vista psicologico, come il "diritto al benessere bio-psico-sociale".
Non va dimenticato che benessere e salute mentale sono strettamente connessi. Proprio per questo il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi scelse la data del 10 ottobre per la Giornata Nazionale della Psicologia proprio per la sua coincidenza con la Giornata mondiale della salute mentale promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Secondo il Rapporto sulla salute mentale 2016 (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2731_allegato.pdf), le persone con problemi di salute mentale assistite nel 2016 dai servizi specialistici (escluse la Valle d'Aosta e la provincia di Bolzano, di cui mancano i dati) sono 807.035, e di queste 310.031 hanno avuto un contatto con i servizi di salute mentale per la prima volta nella vita. Gli psicologi e gli psicoterapeuti sono, oltre agli psichiatri, i professionisti d'elezione per curare la salute mentale della cittadinanza: le iniziative che si svolgono lungo tutto il mese di ottobre hanno la funzione di sottolineare il ruolo degli specialisti e la loro importanza.
Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato
rizomacomunicazione.it | cell. 3295368348 | cell. 3396203365
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Comunicati
Il 28 settembre si celebra l’International Right to Know Day, ovvero una giornata di consapevolezza sul diritto alla conoscenza, stabilita dalla Conferenza generale dell’UNESCO in seguito alle pressioni dei sostenitori dei diritti civili internazionali i quali, durante una conferenza tenutasi il 28 settembre 2002 a Sofia in Bulgaria, hanno sollecitato una maggiore trasparenza nell’informazione al fine di migliorare la libertà degli standard divulgativi. Sensibilizzare l’opinione pubblica sul diritto all’accesso alle informazioni è anche uno degli obiettivi dell’Ordine degli Assistenti Sociali in quanto la comunità professionale riconosce il diritto alla conoscenza e al sapere come principi fondamentali e irrinunciabili dell’essere umano.
Afferma Rosina (Presidente Ordine Assistenti Sociali del Piemonte): “Avere accesso alle informazioni è un diritto universale che è alle fondamenta della nostra libertà di espressione perché è il presupposto di una piena partecipazione come cittadini alla vita democratica. La giornata internazionale del diritto alla conoscenza è una importante occasione per ricordare quanto sia urgente e indispensabile che anche in Italia vi siano norme che garantiscano la libertà di accesso ai dati”.
Nel contesto italiano, l’unico strumento di accesso alle informazioni era la Legge n. 241 del 1990. Con l’approvazione del Decreto Trasparenza da parte del Consiglio dei Ministri nel marzo 2013 (33/2013), l’Italia iniziava a estendere il diritto dei cittadini ad accedere alle informazioni detenute dalle Pubbliche Amministrazioni. Il Decreto Trasparenza non sanciva però “l’accesso generalizzato” che avrebbe dovuto garantire a chiunque di chiedere qualsiasi documento.
Il diritto di accesso all’informazione è regolato da norme conosciute internazionalmente come “Freedom of Information Acts” (FOIA). Il primo FOIA in Italia è stato emanato con il Decreto Legislativo n. 97 del 25 maggio 2016 che ha riordinato la disciplina riguardante la diffusione delle informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Secondo il “Right to Information Rating”, la graduatoria internazionale dell’accesso alle informazioni stilata in base all’analisi delle leggi sulla trasparenza di oltre cento Paesi, l’Italia è passata dall’essere tra i dieci peggiori Paesi alla 55esima posizione.
Francesca Belmonte, Consigliera Segretario dell’Ordine regionale, precisa: “La visione del Croas Piemonte è far sì che gli iscritti diventino agenti stessi di trasparenza. Attraverso le comunicazioni a mezzo mail, PEC e tramite la pubblicazione dei post sul gruppo chiuso Facebook, l’obiettivo del Croas Piemonte è costruire un sapere condiviso e comune grazie all’accesso libero, trasparente e gratuito alle informazioni inerenti l’Albo, la formazione continua e l’azione professionale”.
L’Associazione “Diritto di Sapere” ha condotto un monitoraggio sull’applicazione del Foia italiano, al fine di analizzare come le amministrazioni rispondono alle richieste di accesso. I risultati sono stati pubblicati nel report “Ignoranza di Stato”, titolo che fa trapelare il quadro generale in materia di accesso alle informazioni detenute dalle Pubbliche Amministrazioni italiane. A fronte dei principali dati emersi, in particolare in riferimento alla percentuale dei silenzi amministrativi (73%) e dei dinieghi illegittimi (35%), il titolo “Ignoranza di Stato” non potrebbe essere più appropriato. Tuttavia, per quanto allarmante, il quadro che emerge dal monitoraggio dà anche una speranza di miglioramento, a detta dell’Associazione “Diritto di Sapere” perché, se il Foia italiano viene applicato con meno discrezionalità da parte delle amministrazioni, potrebbe davvero contribuire a rendere l’Italia un po’ più trasparente. A tal fine però, pare necessario un investimento che garantisca un’adeguata formazione dei dipendenti pubblici, requisito basilare per la corretta applicazione e per il rispetto degli obblighi sanciti dal Foia – ovvero le tempistiche di 30 giorni, le motivazioni di diniego, indicazioni sulle modalità con cui inviare una richiesta di accesso.
Rosina conclude “Un miglioramento della norma è auspicabile in quanto è necessario formare i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni a promuovere il diritto d’accesso alle informazioni, ricevere reclami sulla gestione delle richieste e valutare sanzioni se necessario per garantire il rispetto della norma. L’attenzione dell’Ordine Assistenti sociali del Piemonte, riconoscendo l’importanza di tale aspetto, da diversi anni investe sulla massima diffusione delle informazioni a beneficio degli iscritti e dei cittadini che alla professione si rivolgono”.
Carmela, Francesca Longobardi – Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass media/ tel. 333.4896751
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
Come e perché si diventa bulli: uno studio cerca spiegazioni
https://www.vanityfair.it/news/approfondimenti/2019/09/22/chi-e-il-bullo-ecco-come-sta-cambiando-il-suo-identikit
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
500 adolescenti all’anno tentano il suicidio. Perché?
https://www.donnamoderna.com/news/societa/adolescenti-suicidio-cause
- Scritto da Ubiminor
- Categoria: Rassegna Stampa
Burnout genitoriale: quali le conseguenze per il genitore e per il bambino
https://www.stateofmind.it/2019/09/burnout-genitoriale/