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Il 2 luglio 1947 ci fu l’incidente di Roswell, uno schianto al suolo di un pallone sonda appartenente alla United States Air Force.
Secondo le prime notizie divulgate dai giornali, tuttora sostenute da ufologi, si pensava di trattasse dello schianto di un Ufo. Per questo il motivo oggi si “festeggia” la giornata mondiale degli Ufo, un’iniziativa nata nel 2001 finalizzata ad incoraggiare i governi a rendere pubblici i dati da loro in possesso riguardo agli oggetti non identificati.
Ci sono diversi possibili modi per celebrare il giorno dedicato agli extraterrestri: visitare luoghi caratteristici dell'ufologia, restare a casa a guardare una maratona di film riguardanti gli alieni, fare feste di benvenuto. Oppure si può pensare alla professione di Assistente Sociale esercitata in Italia da quasi 45000 persone.
“Stiamo parlando - afferma Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti sociali del Piemonte) - di professionisti che quotidianamente affiancano persone in difficoltà, costrette a lasciare la casa, gli affetti, per salvarsi da guerre e/o da persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Sono al fianco di storie di sofferenze, di umiliazioni, di separazioni, di violenze ai danni di donne, uomini e bambini. Persone i cui diritti sembrano sgretolarsi ogni giorno di più”.
Continua Rosina, “gli ultimi giorni sono stati difficili per gli #assistentisociali e per gli operatori dei servizi. Giorni in cui tra la gente serpeggiano la sfiducia e la paura e nei professionisti grande preoccupazione. Solo ieri abbiamo ricevuto segnalazione di due gravi aggressioni ad operatori dei servizi nella nostra Regione. In uno dei due una persona "voleva indietro il figlio". A suo dire rapito dal servizio. Nell'altro parenti di una persona anziana hanno insultato, accusato, minacciato di morte e di gravi danni affermando che gli operatori erano "colpevoli di lucrare e di spartirsi i soldi della assistenza domiciliare". Risultati? Terrore, ansia e desiderio di cambiare lavoro. Altri risultati? Persone che non riescono a pensare con fiducia al sistema di protezione del nostro Paese. Altri risultati ancora? Persone in difficoltà che finiscono nel circuito penale. Ribadiamo, rispetto ai fatti emersi in Emilia che se qualcuno ha sbagliato deve pagare, come dice la legge, col metro più duro e con le pene più severe. Ma gli assistenti sociali italiani si dissociano dal tentativo di voler ricondurre quanto accaduto all’intero sistema di protezione dei bambini, delle famiglie, degli adulti e degli anziani in difficoltà”.
Antonio Attinà, Consigliere dell’Ordine del Piemonte, spiega: “nel mio lavoro mi rendo conto di poter sembrare un alieno agli occhi di tanti bambini e di tanti adulti. Dico cose che altri adulti non direbbero, mi colloco sempre dalla parte delle persone, qualunque cosa accada: è il mio mestiere. Ai bambini ed alle bambine che incontriamo serve tempo per fidarsi di noi, siamo alieni. Eppure questi extraterrestri fanno quello che devono: parlano con le mamme, con i papà, con i nonni, con le maestre. E poi con i carabinieri, proprio quelli che intervengono a casa quanto i papà e le mamme si picchiano davanti ai loro figli. E poi trovano il bandolo di intricate matasse: magari fanno stare i bambini a casa di altre famiglie per un po' e intanto convincono padri o madri a farsi seguire dai servizi per le dipendenze o per la salute mentale. Sostengono mamme e papà consigliando di andare da uno psicologo e persino nel trovare lavoro. Gli assistenti sociali spesso lavorano insieme agli educatori, agli infermieri, agli operatori socio sanitari. Quando i nostri progetti vengono compresi dalle persone e sono affiancati dalla loro motivazione, i bambini tornano a vivere a casa e la trovano diversa, pulita e imbiancata. I padri sorridono e non perdono più il lavoro e le madri invece dei lividi portano sul volto un leggero trucco che le fa più belle. In questi momenti ci sentiamo davvero degli alieni: quando i bambini non possono credere a cosa vedono, ci guardano negli occhi e pensano che si, questo è proprio suonato oppure è un extraterrestre”.
Per celebrare questa Giornata mondiale oggi invitiamo tutti a guardare con fiducia agli assistenti sociali e agli operatori del sistema dei servizi sociali e sanitari: possono essere UFO, “oggetti non identificati”. Spesso non sono riconosciuti, spesso bersaglio di attacchi ed incomprensioni, ma quotidianamente spendono la loro professionalità per sostenere con la loro storia e la loro scienza, orientati dai diritti che sono espressi nella nostra Carta Costituzionale, persone e comunità in difficoltà.
Concludono Rosina e Attinà: “per guardare dove altri non guardano, anzi dove a volte non possono o vogliono guardare, bisogna essere di un altro pianeta; per pensare che chi sbaglia non è un soggetto unicamente da condannare ma una persona a cui dare una possibilità, bisogna essere di un altro pianeta; per riuscire a pensare che i diritti siano un bene da tutelare e non uno strumento per fare sensazionalismo, bisogna essere di un altro pianeta. Per entrare in ufficio al mattino sapendo di rischiare una aggressione, minacce verso i propri cari, danneggiamenti delle proprie cose, bisogna essere di un altro pianeta.
Quel pianeta è il posto in cui vogliamo stare, è il posto in cui vogliamo costruire progetti insieme alle persone che aiutiamo, quel pianeta è un posto qui sulla terra che vogliamo contribuire a costruire.”
Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751
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Appuntamento martedì 2 luglio a Casa Chiaravalle per un confronto pubblico sui temi dell'accesso legale in Italia per i richiedenti asilo. E per condividere le esperienze vissute nei centri di accoglienza gestiti dalle realtà del Cnca Lombardia, che il 30 giugno hanno cessato le loro attività Milano, 1° luglio 2019 - Martedì 2 luglio il Cnca Lombardia, insieme a “Il Melograno Onlus” e alle cooperative federate, promuove a Casa Chiaravalle l’iniziativa pubblica “Porti chiusi, porte aperte”, per condividere con la cittadinanza le esperienze di accoglienza vissute con i richiedenti asilo sino al 30 giugno 2019. Giorno in cui sono stati chiusi i Centri di accoglienza straordinaria (CAS) gestiti dalle realtà del Cnca Lombardia, come previsto dalle convenzioni firmate con le Prefetture. L’incontro vuole essere una chiamata alla città di Milano, per affrontare insieme il tema, sempre più urgente, delle vie d'accesso legale in Italia e in Europa, unico strumento efficace per impedire viaggi disumani che aggiungono traumi su traumi a persone fragili e vulnerabili. Oltre ai rappresentanti delle cooperative che hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il bando della Prefettura di Milano, l’incontro vedrà il confronto sui temi della fragilità e delle politiche migratorie e d’asilo europee, a partire dai contributi di Alessandro Metz (armatore sociale di “Mediterranea Saving Humans”), di Lamberto Bartolé (presidente del consiglio Comunale di Milano), di Michele Usuelli (consigliere di Regione Lombardia, salito a bordo di “Mediterranea” nei giorni in cui le era stato imposto il divieto di attracco in Italia), di Paolo Oddi (avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione - Asgi) e Silvia Bartellini (presidente di "Passepartout") e i rappresentanti delle cooperative fuori dal sistema CAS. “L’incontro vuole essere un’occasione per ribadire quanto il Cnca Lombardia rivendichi il proprio modello di accoglienza diffusa e umana, mettendo a disposizione piccoli centri e appartamenti, a partire dei quali abbiamo incontrato e fatto incontrare le storie dei migranti con le storie dei territori e dei cittadini che li ospitavano”, spiega Tiziana Bianchini dell’esecutivo regionale del Cnca Lombardia. Lo scorso marzo, infatti, “Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione Onlus”, “Diapason Cooperativa Sociale”, “Passepartout Consorzio di Imprese Sociali”, “Fondazione Somaschi” (appartenenti a Cnca Lombardia) si sono rifiutate di partecipare al bando di gara pubblicato dalla Prefettura di Milano per “l’accoglienza” dei richiedenti protezione internazionale.Il rifiuto è stato dettato dal fatto che non è possibile praticare una buona accoglienza diffusa dietro il corrispettivo di appena 18 euro al giorno per persona. Perché non è possibile praticare buona accoglienza all’interno di un sistema che ha tolto tutte le misure di supporto all’inclusione, a partire dall’insegnamento della lingua italiana. Le cooperative hanno rifiutato di aderire a un modello di accoglienza che si riduce alla semplice “custodia” degli ospiti e che prevede -tra l’altro- l’uso di piatti di plastica e lenzuola monouso da buttare ogni tre giorni. “Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto in questi quattro anni di esperienza, così come siamo orgogliosi di non essere conniventi con questo disegno politico che alimenta paura ingiustificata, ribadendo il nostro essere cooperatori e cooperatrici che coniugano il lavoro educativo con le politiche di inclusione”, conclude Tiziana Bianchini. I richiedenti asilo finiranno così in grandi centri collettivi o nelle caserme. Suscitando il timore e le proteste dei cittadini che vedranno concentrarsi in un solo piccolo comune o in un solo quartiere centinaia di persone. Il disegno politico di continuare a creare insicurezza prosegue, alimentando una paura ingiustificata alla quale la gente crede, piegando testa e cuore. |
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Inchiesta di Reggio Emilia,
nessuna difesa di chi avrebbe operato
contro minorenni, ma evitare processi sommari
a comunità e famiglie affidatarie
Marelli: "Tanti operano con passione, responsabilità e competenza
per accompagnare bambini e ragazzi verso un futuro possibile
e nel loro superiore interesse"
Roma, 28 giugno 2019
"Apprendiamo dalla stampa", dichiara Liviana Marelli, responsabile Infanzia, adolescenza e famiglie del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), "quanto sta avvenendo in riferimento alla vicenda che coinvolge diversi minorenni e le loro famiglie e che ha comportato numerosi arresti a carico del sindaco di Bibbiano (RE) e di professionisti e operatori collegati all'organizzazione Hansel e Gretel. Siamo certamente allarmati di fronte a quanto finora emerso dalle stampa e laddove siano stati commessi abusi e reati quali quelli contestati, i responsabili devono risponderne. Nessuna difesa per coloro che avrebbero operato a danno dei bambini e dei ragazzi negando diritti e rispetto per ogni minorenne e per ogni famiglia. La presenza di una indagine giudiziaria chiede, però, a tutti di sospendere il giudizio nell'attesa degli esiti dell'attività dei preposti organi inquirenti."
"Ciò che ci preme sottolineare", continua Marelli, "è che questa vicenda non sia utilizzata come un'ulteriore occasione per infangare il lavoro costante, quotidiano di molte comunità e di tante famiglie affidatarie che con passione, responsabilità e competenza accolgono e accompagnano bambini e ragazzi verso un futuro possibile e nel loro superiore interesse. Occorre, quindi, evitare improprie generalizzazioni e strumentalizzazioni facendo di tutta l'erba un fascio."
"Il sistema della tutela, dell'accoglienza e dell'accompagnamento dei minorenni e delle loro famiglie – con particolare riferimento alle situazioni di vulnerabilità e fragilità –", conclude Marelli, "richiede senza dubbio politiche chiare, continuative e capaci di sostenere le competenze genitoriali e prevenire l'allontanamento dei bambini e dei ragazzi dalle famiglie d'origine e contestualmente garantire la buona qualità dell'accoglienza ben utilizzando le procedure e le modalità di verifica e controllo già normativamente previste."
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La nostra comunità professionale è profondamente scossa da quanto è emerso sui media circa l’indagine in corso nella provincia di Reggio Emilia che vedrebbe indagati colleghi psicologi, psicoterapeuti, operatori socio-sanitari e amministratori pubblici. Non si conoscono ancora i dettagli di questa vicenda, ma le notizie trasmesse dai media fanno trapelare fatti che appaiono di gravità sconcertante e che, se confermati, farebbero emergere condotte gravissime e del tutto incompatibili con l’etica degli psicologi e con il nostro codice deontologico, le cui norme hanno l’obiettivo di offrire le massime al garanzie all’utenza.
Il campo della tutela della salute famigliare e della protezione dell’infanzia e della adolescenza è un campo delicatissimo che non può essere trasformato in un’occasione per trarre profitti illeciti. Fermo restando che bisogna stare attenti a non fare di tutte le erbe un fascio e distinguere cattive prassi da buoni interventi. L’affido familiare è un istituto giuridico utile, talvolta strumento elettivo, per preservare il benessere dei bambini, per proteggerli da situazioni di pericolo, violenza e abuso. In moltissimi casi è l’unica risposta riparativa possibile alla sofferenza di tanti minori, il cui progetto coinvolge tanti nostri colleghi che svolgono con coscienza, competenza e dedizione valutazioni, consulenze, supporto psicologico e psicoterapia.
Comunichiamo che come Consiglio dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna non mancheremo di procedere in via disciplinare nei confronti dei colleghi coinvolti nonché, qualora le indagini in corso esitino in rinvii a giudizio, di costituirci parte civile.
I presidenti e i consiglieri degli Ordini regionali e provinciali degli psicologi da sempre avvertono la massima responsabilità e profondono il proprio impegno soprattutto nei riguardi delle persone più deboli e fragili. È quindi necessario distinguere tra cattive condotte e buone prassi che hanno come scopo la tutela della salute psicofisica delle persone.
Per noi psicologi, professionisti sanitari, operare nell’ambito della tutela delle persone di minore età significa proteggere e promuovere il diritto alla salute di bambini e adolescenti, al fine di preservarne le potenzialità e favorire le condizioni necessarie al loro miglior sviluppo. L’ascolto psicologico specialistico, come primo intervento di protezione, è fondamentale per la comprensione dei bisogni profondi, premettendo l’interesse del minore all’interesse degli adulti.
Diritti dei minori e doveri degli adulti in questo caso non vanno posti in antitesi: nelle persone in età evolutiva, devono essere tutelati i “diritti relazionali”. Il diritto di ogni bambino di essere allevato nell’ambito della sua famiglia di origine corrisponde al diritto del genitore di essere in grado o di essere messo nelle condizioni di assolvere ai suoi doveri fondamentali nei riguardi dei figli. Garantire, perciò, i diritti dei minori - in quanto figli - significa promuovere, sostenere, affiancare le funzioni genitoriali e mettere in atto, quando possibile, tutti gli interventi necessari per superare le problematiche (interne ed esterne) che rendono disfunzionale una famiglia.
Lo psicologo che opera nell’ambito dell’età evolutiva può venire a contatto con situazioni di maltrattamento in cui vi sono forme di violenza diretta o indiretta a opera di adulti, in particolare di quelli che dovrebbero avere compiti di protezione e cura, i genitori. Ogni forma di violenza, specialmente se sperimentata precocemente e ripetutamente nelle relazioni primarie di cura - cioè con le persone che dovrebbero garantire sicurezza, affidabilità, stabilità, contenimento affettivo ed emotivo -, in carenza o assenza di fattori protettivi nel bambino, produce traumi psichici/interpersonali, che possono esitare in condizioni psicopatologiche gravi se non intercettate. È quindi fondamentale intervenire precocemente per evitare che il danno e le sue conseguenze si strutturino. Ascoltare il minore d’età maltrattato per comprendere cosa c’è dietro ai suoi silenzi, alle sue paure e far emergere elementi che aiutino a capire in modo oggettivo se c’è vittimizzazione è un lavoro tecnicamente molto complesso che implica formazione specifica, condivisione con altri professionisti della tutela.
Operare nel campo della protezione del minore, infatti, richiede competenze professionali adeguate alla valutazione del caso e all’individuazione di strategie e modalità operative efficaci nei confronti sia dei minori che delle loro famiglie.
Quando, a seguito di un percorso di valutazione specialistica, effettuato non solo dallo psicologo, si evidenziano situazioni di estrema gravità a elevato rischio psicofisico per bambini e adolescenti, l’allontanamento dalla famiglia biologica rappresenta una misura di protezione indispensabile. Misura che viene comunque valutata e messa in atto dall’autorità giudiziaria.
Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
a cura di Rizoma | Studio Giornalistico Associato
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Cyberbullismo, quando le leggi non bastano
https://www.interris.it/primo-piano/cyberbullismo--quando-le-leggi-non-bastano
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Si è conclusa la conferenza regionale “L’accoglienza etero-familiare e il leaving care visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”, promossa da Agevolando, Cnca e SOS Villaggi dei Bambini
Milano, 28 giugno 2019
Si è svolta giovedì 27 giugno dalle 9,30 alle 13,30, a Milano presso Casa dei Diritti del Comune di Milano la conferenza regionale dal titolo “L’accoglienza etero-familiare e il «leaving care» visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”.
Un importante momento di riflessione e restituzione degli esiti di due percorsi che – in parallelo – sono stati realizzati sul territorio regionale: il “Care Leavers Network Italia” e “Leaving Care”.
Il “Care Leavers Network Italia” è un network nazionale promosso dall’associazione Agevolando in collaborazione con Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e con il contributo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali composto da ragazzi e ragazze tra i 16 e 24 anni che vivono o hanno vissuto parte della loro vita “fuori famiglia” (comunità di accoglienza, casa famiglia, affido), coinvolti in un percorso di partecipazione e cittadinanza attiva.
Attraverso il progetto “Leaving care”, co-finanziato dalla Commissione Europea, SOS Villaggi dei Bambini vuole contribuire – con un modulo formativo implementato quest’anno in tre città italiane – allo sviluppo delle competenze di professionisti che lavorano con giovani in uscita da percorsi di accoglienza fuori famiglia, affinché possano prepararli al meglio per una reale partecipazione ad una dignitosa vita adulta all’interno della società in cui vivono.
La conferenza si è aperta con i saluti di Paolo Formigoni, Dirigente U.O. Politiche di inclusione sociale e integrazione, sviluppo delle formazioni sociali, disabilità di Regione, Federico Zullo, presidente associazione Agevolando e Roberta Capella, Direttore di SOS Villaggi dei Bambini Italia.
Samantha Tedesco, Responsabile Area Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini, ha presentato il Progetto Leaving Care, grazie al quale in collaborazione con il Comune di Milano 40 operatori hanno ricevuto una formazione in accompagnamento all’autonomia. Le loro Raccomandazioni inoltre sono state raccolte e - insieme a una delle assistenti sociali che hanno partecipato al percorso formativo, Laura Fincato - portate all’attenzione delle Istituzioni presenti al fine di migliorare le politiche e le prassi a livello locale, regionale e nazionale: «All’interno dei Villaggi SOS sono molte le iniziative e i progetti che hanno l’obiettivo di accompagnare all’autonomia i care leavers. Da un lato lavoriamo con i ragazzi aiutandoli ad acquisire le competenze professionali e relazionali necessarie alla transizione alla vita indipendente. Dall’altro lavoriamo con gli operatori dell’accoglienza per consolidare le competenze che mettono al servizio dei giovani in uscita. Il nostro impegno del resto non è rivolto solo ai bambini e ai ragazzi accolti nei Villaggi SOS ma a tutti i care leavers, nessun escluso».
A seguire Diletta Mauri, Coordinatrice del Care Leavers Network Italia, con Nadia Agnello e i ragazzi e le ragazze del Care Leavers Network della Lombardia hanno portato le loro riflessioni sui percorsi di accoglienza in comunità, affido e casa-famiglia e su cosa accade al termine di questi percorsi, quando i ragazzi devono cavarsela da soli.
Sei emozionanti lettere ad altrettanti interlocutori: un giudice, un’assistente sociale, un responsabile dei servizi sociali, un’equipe di educatori, una psicologa, accompagnate dalle Raccomandazioni dei ragazzi.
I care leavers chiedono ai professionisti di essere “preparati, motivati, presenti” e di saperli ascoltare in modo autentico: “Non potete capire che cosa stiamo vivendo ma provate a mettervi nei nostri panni e provate ad aiutarci il più̀ possibile, ascoltandoci e standoci accanto. Sarebbe bello sentirvi chiedere spesso “come stai” e “come va”, è importante sapere che vi interessate a noi! Spesso siete il nostro unico punto di riferimento. Fateci sentire persone e non numeri”.
Hanno risposto alle loro sollecitazioni e si sono assunti impegni: Stefano Benzoni, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta, Anna Maria Caruso, Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Milano, Liviana Marelli, Referente Cnca per Infanzia, Adolescenza e Famiglie, Francesca Codazzi e Maria Carbone, referenti del gruppo tutela minori e famiglia del Croas Lombardia, Silvia Zandrini, coordinatrice servizi sociali 2°liv. e specialistici settore politiche sociali - Area territorialità, Comune di Milano. A moderare Sara De Carli, giornalista di Vita non profit.
Conclude Federico Zullo: “È stato un evento molto ricco e denso che conferma l’importanza del lavoro che come organizzazioni stiamo facendo e quanto è importante che i ragazzi possano portare le loro riflessioni e confrontarsi in un setting dove sentirsi liberi e sereni nel condividere la propria esperienza”.
Il testo con le Raccomandazioni degli operatori e quello con le Lettere e le raccomandazioni dei ragazzi sono disponibili sul sito www.agevolando.org
L’evento è stato realizzato in collaborazione con: Fondazione Casa della Carità G. Abriani, coop. Comin, coop. La Grande Casa, associazione Gruppo di Betania, Villaggio SOS di Saronno, L’Albero della vita, coop. Diapason e con il supporto di Casa dei Diritti e Commissione Europea.
CARE LEAVERS NETWORKCARE LEAVERS NETWORKLOMBARDIA
Le nostre lettere e le nostre raccomandazioni
(clicca per scaricare il pdf)
Un decalogo per gli adulti nell’accompagnare
la transizione dei care leavers
(clicca per scaricare il pdf)
Ufficio stampa:
Silvia Sanchini – 347 1660060
Marco Simonelli - 06 44160821 - 3735515109
Federica Giovannetti – 06 44160841
***
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “CLN Italia: sviluppo di welfare generativo attraverso l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva di giovani fuori dalla famiglia di origine”, ai sensi dell’articolo 72 del Codice del terzo settore, di cui al dl n.117/2017 – annualità 2017 finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzato in ATS da Associazione Agevolando e CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza)
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Giovedì 27 giugno alla Casa dei Diritti di Milano la conferenza regionale: “L’accoglienza etero-familiare e il leaving care visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori” promossa da Agevolando, Cnca e SOS Villaggi dei Bambini
Milano, 25 giugno 2019
Si svolgerà giovedì 27 giugno dalle 9,30 alle 13,30, a Milano presso Casa dei Diritti del Comune di Milano in via Edmondo De Amicis, 10 la conferenza regionale dal titolo “L’accoglienza etero-familiare e il «leaving care» visti con gli occhi dei ragazzi e dei professionisti del settore: spunti di riflessione e sollecitazioni per i decisori”.
Sarà un importante momento di riflessione e restituzione degli esiti di due percorsi che – in parallelo – sono stati realizzati sul territorio regionale: il “Care Leavers Network Italia” e “Leaving Care”.
L’associazione Agevolando in collaborazione con Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e con il contributo del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – attraverso il progetto Care Leavers Network Italia – si è proposta di costituire e consolidare un network nazionale di ragazzi e ragazze tra i 16 e 24 anni che vivono o hanno vissuto parte della loro vita “fuori famiglia” (comunità di accoglienza, casa famiglia, affido), coinvolgendoli in un percorso di partecipazione e cittadinanza attiva che permetta di farli incontrare con le istituzioni che a vario titolo si occupano di loro, portando il loro punto di vista sui percorsi di accoglienza. In questa occasione, i ragazzi del Care Leavers Network Lombardia porteranno alle istituzioni locali le loro riflessioni.
Attraverso il progetto “Leaving care”, co-finanziato dalla Commissione Europea, SOS Villaggi dei Bambini vuole contribuire – attraverso un modulo formativo implementato quest’anno in tre città italiane – allo sviluppo delle competenze di professionisti che lavorano con giovani in uscita da percorsi di accoglienza fuori famiglia, affinché possano prepararli al meglio per una reale partecipazione ad una dignitosa vita adulta all’interno della società in cui vivono. La proposta formativa “Preparazione all’autonomia”, al centro di questo progetto, è in questo momento in fase di realizzazione in tre città italiane. In questa occasione, SOS Villaggi dei Bambini porterà ai decisori locali le istanze degli assistenti sociali e degli educatori milanesi che hanno partecipato alla formazione “Preparazione all’autonomia” del progetto “Leaving care”, con l’obiettivo di migliorare il sistema dell’accoglienza etero-familiare con un focus specifico sulla fase di uscita.
La conferenza si aprirà alle 9,30 con i saluti di Stefano Bolognini, Assessorato alle Politiche sociali, abitative e disabilità – Regione Lombardia, Federico Zullo, Associazione Agevolando e Roberta Capella, SOS Villaggi dei Bambini Italia.
A seguire Samantha Tedesco, Responsabile Area Programmi e Advocacy, di SOS Villaggi dei Bambini presenterà il Progetto Leaving Care e le raccomandazioni degli operatori e Diletta Mauri, Coordinatrice del Care Leavers Network Italia, con Nadia Agnello e i ragazzi e le ragazze del Care Leavers Network della Lombardia presenteranno le loro riflessioni sui percorsi di accoglienza e sull’uscita.
Risponderanno alle loro sollecitazioni: Stefano Benzoni, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta, Anna Maria Caruso, Garante dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Milano, Liviana Marelli, Referente Cnca per Infanzia, Adolescenza e Famiglie, Francesca Codazzi e Maria Carbone, referenti del gruppo tutela minori e famiglia del Croas Lombardia, Silvia Zandrini, coordinatrice servizi sociali 2°liv. e specialistici settore politiche sociali - Area territorialità, Comune di Milano.
Modera Sara De Carli, giornalista di Vita non profit.
L’evento è realizzato in collaborazione con: Fondazione Casa della Carità G. Abriani, coop. Comin, coop. La Grande Casa, associazione Gruppo di Betania, Villaggio SOS di Saronno, L’Albero della vita, coop. Diapason e con il supporto di Casa dei Diritti e Commissione Europea.
Per motivi organizzativi si prega di confermare la propria presenza compilando il form a questo link: https://forms.gle/vAenBAdfFmfoSCzw9.
È stato richiesto accreditamento al Cnoas.
Per informazioni:
Nadia Agnello
Ufficio stampa:
Silvia Sanchini – 347 1660060
Marco Simonelli - 06 44160821 - 3735515109
Federica Giovannetti – 06 44160841
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L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “CLN Italia: sviluppo di welfare generativo attraverso l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva di giovani fuori dalla famiglia di origine”, ai sensi dell’articolo 72 del Codice del terzo settore, di cui al dl n.117/2017 – annualità 2017 finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e realizzato in ATS da Associazione Agevolando e CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza)
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I cittadini italiani che sono emigrati verso l'estero nel 2017 sono stati circa 115.000 (https://www.istat.it/storage/rapporto-annuale/2018/Rapportoannuale2018.pdf, pagina 175), un numero rimasto pressoché invariato rispetto al 2016. Inoltre, dal 2013 al 2016 sono molto aumentati gli emigranti con alto livello di istruzione, ovvero almeno laureati, che sono passati da 19.000 a 25.000 unità all'anno. A dispetto della grande attenzione mediatica normalmente riservata ai flussi migratori in entrata, poca attenzione è dedicata a quelli in uscita, che raccontano una generazione in evidente difficoltà, che cerca di costruirsi un futuro al di fuori del proprio Paese. L'Ordine degli Psicologi dell'Emilia-Romagna vuole dare attenzione a quegli aspetti psicologici e sociali che rendono difficoltoso ripartire da zero, lontano dalle proprie origini, in particolar modo se questa è una scelta non libera, forzata dalla necessità di lavoro.
Chi lascia i luoghi di provenienza vive comunque sentimenti di perdita e abbandono: partire è un’esperienza psicologica complessa. Chi parte lascia la propria casa, intesa non solo come oggetto fisico ma anche come spazio in cui si sono costruite reti relazionali che danno alla persona senso e sostegno per la propria vita individuale.
“Per molti, una volta lasciato il proprio luogo d'origine, anche dopo essersi stabiliti altrove, rimane un senso costante di estraneità: ci si può sentire un po' stranieri faticando a comprendere fino in fondo la nuova cultura e si vivono sentimenti di ambivalenza. È possibile che la nuova esperienza trasformi la propria cultura al punto tale che non si riesca più a sentirsi a casa né nel Paese che accoglie né nel Paese da cui si viene. Il percorso di ricostruzione del senso di appartenenza, fattore di protezione fondamentale per il ben-essere della persona, è spesso lungo oltre che difficile”, commenta Anna Ancona, Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna.
Un altro aspetto da considerare è quello delle aspettative di chi parte: a volte ci si illude che in breve tempo si risolveranno tutti i problemi, con un'occupazione stabile e nuove amicizie. Eppure le difficoltà di vivere all'estero sono reali. Se anche il lavoro trova risposte immediate, comunque permane la difficoltà di costruire nuove reti di relazioni soddisfacenti. Le difficoltà possono essere tali che l'intero progetto esistenziale della persona può rischiare di fallire.
“Di fatto i nostri giovani migranti spesso sono acculturati, parlano la lingua del Paese in cui si trasferiscono e sono motivati dal bisogno maturo di costruire la propria vita in autonomia, anche economica, emancipandosi dalla famiglia d’origine. Ciò che può fare chi resta in Italia è continuare a dare sostegno ai propri cari, cercare di far sentire la propria presenza, mantenendo i contatti. E se dovesse accadere che il tentativo all'estero non va a buon fine - per ragioni varie: difficoltà di inserimento sociale o economico o anche solo per nostalgia - è fondamentale aiutare il ritorno”, aggiunge la Presidente.
In ogni caso, che si decida di espatriare, di tornare o di restare, un elemento che fa la differenza, per rispondere a una situazione di disagio, è il proprio grado di resilienza, concetto psicologico che indica la capacità di far fronte a un problema reagendo in maniera positiva, provando a riorganizzarsi. La capacità di rimanere aperti alle novità e superare le difficoltà è indispensabile per riuscire a cogliere le opportunità che si presentano. Tale capacità - la resilienza, appunto - può essere acquisita e migliorata, anche con interventi di sostegno psicologico mirati. Partire, come tornare, può comportare un impegno psicologico non da poco, tuttavia una riorganizzazione personale del genere può anche produrre una crescita.
Ufficio Stampa Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna
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Educare i figli per non farli diventare bulli e maschilisti: ecco i consigli per i papà
https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/educare_figli_consigli_bullismo_maschilismo-4557036.html
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20 giugno, Torino. Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione del 50° anniversario della Convenzione relativa allo status di rifugiato del 1951.
La giornata mondiale vuole far conoscere una realtà che secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) coinvolge oltre 70,8 milioni di individui nel mondo. Secondo il rapporto Global Trends nel 2018 le persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni sono 25,9 milioni; 3,5 milioni tra richiedenti asilo e persone che hanno ottenuto altre forme di protezione internazionale, 41,3 milioni di persone sono sfollati in aree interne al proprio Paese di origine anche per cause collegata a disastri ambientali, siccità, calamità naturali.
Sul tema rifugiati e diritti, in occasione della celebrazione mondiale, gli assistenti sociali piemontesi si schierano pubblicamente a favore della tutela delle persone coinvolte e del sistema di protezione.
“Stiamo parlando - afferma Barbara Rosina (Presidente Ordine Assistenti sociali del Piemonte) - di persone che sono costrette a lasciare la casa, gli affetti, tutto ciò che era la propria quotidianità per salvarsi da guerre e/o da persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche. Storie di sofferenze, di umiliazioni, di separazioni, donne uomini e bambini che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo e realizzare le proprie speranze, i propri sogni. Persone i cui diritti sembrano sgretolarsi ogni giorno di più”.
“Siamo in attesa - aggiunge Daniela Simone (Consigliera Ordine Assistente Sociale del Piemonte, ex funzionario della Regione Piemonte) - di vedere quale posizione assumerà la Corte costituzionale in merito al ricorso al decreto sicurezza presentato da alcune regioni e a conferma di un clima sempre più esasperato nel quale si proclama la non volontà di accogliere e di salvare le persone in mare, stiamo assistendo al ritiro del ricorso da parte di alcune Regioni. Le recenti dichiarazioni del neo assessore alla sicurezza e immigrazione della Regione Piemonte Fabrizio Ricca fanno comprendere quale sia la necessità di impegno di ciascuno nel comprendere quale sarà la futura programmazione della Giunta Piemontese in merito alla questione dei migranti”.
“Sembra di essere di fronte a mondi separati: parallelamente alla volontà di smantellamento del sistema di accoglienza e dell’abolizione di ogni percorso di inclusione decisi nella norma - conclude Rosina - vi sono infatti significative esperienze della società civile che in questi anni, in tantissimi territori piemontesi, ha manifestato solidarietà e vicinanza ai richiedenti asilo. Sappiamo che le comunità locali sono capaci di attivarsi per facilitare l’accoglienza e l’inclusione dei nuovi cittadini nel tessuto sociale, pochi giorni fa, è stata avviata una campagna mediatica con l’hashtag #IOACCOLGO, per dare luce alle tante esperienze positive, che costituiscono una realtà parallela rispetto a quella raccontata sui mass media o durante alcune propagande politiche, caratterizzate da solidarietà e da umanità. A tale campagna ci associamo come professionisti segnalando come oggi ci sia la necessità dell’attivazione in prima persona a tutela dei diritti”.
Per celebrare la Giornata, l’UNHCR ha lanciato la campagna #WithRefugees che durerà fino al 19 settembre con diversi eventi di sensibilizzazione.
L’Ordine assistenti sociali regionale vuole fare proprio questo invito: dalla parte dei diritti, dalla parte della nostra Carta costituzionale.
Carmela, Francesca Longobardi - Consigliere delegato alla Comunicazione esterna e ai Rapporti con i mass-media / tel: 333.4896751