La notizia è di un paio settimane fa. Un bimbo di 5 anni ha rovinato un paio di pantaloni e la mamma, per punizione, lo ha steso sul tavolo e lo ha ustionato per 11 volte con il ferro da stiro. La signora ha patteggiato una pena a tre anni di reclusione con l’obbligo di un percorso psicologico. Il bimbo è stato inserito in una struttura.
Che disonore un figlio spiegazzato!
Un bravo bimbo dev’essere ordinato.
E così fu. Mamma sua l'ha stirato
e per 11 volte l'ha ustionato.
Il poveretto fu ricoverato
e poi accolto in una casa diversa.
Altri diranno che è stato strappato
da una congiura contigua e perversa.
Che siano stati i servizi sociali
a regalare il ferro da stiro?
Sono la fonte, sai, di tutti i mali
e mica vi sto prendendo in giro!
La differenza sta tutta nello sguardo
con cui pesiamo il bimbo sopra l'asse
Se occultare la piega è il traguardo
o è proteggere la vita che nasce.
Le filastrocche giudiziarie
I tribunali per i minorenni prendono ogni giorno decisioni difficili. Scelte delicate, suscettibili certo di errore ma orientate ogni volta sulla valutazione dei rischi e dei danni che un minore patisce, molto spesso per mano degli adulti a lui più vicini vale a dire i suoi genitori e i familiari più stretti.
Negli ultimi anni una retorica mielosa e in bianco e nero ha raccontato storie dove i buoni erano ben distinti dai cattivi e dove la conclusione era invariabilmente una sola: i bambini e i ragazzi devono crescere con i loro genitori. Con loro, chiunque essi siano e comunque si comportino.
Ogni altro intervento, anche quando è temporaneo e di stimolo al cambiamento per giungere a relazioni familiari più serene, viene presentato come crudeltà, come ingiustizia. Avrebbe, ciascun genitore, il diritto di fare dei propri figli tutto ciò che vuole - e di evitare il dolore, per sé e per il bambino. Piuttosto la perversione, il maltrattamento, l'incertezza endemica. Tutto sembra meglio della sofferenza che sta dentro alla crisi e alla necessità di cambiare.
Il cinismo infantile dell'autrice che racconta scelte giudiziarie estreme, eppure ordinarie nelle aula dei tribunali per i minorenni, è uno sberleffo a questa logica e un modo per affermare una volta di più che i bambini e i ragazzi sono persone. Non proprietà, non appendici degli adulti ma persone, soggetti di diritto, nei cui panni occorre provare a mettersi e che è opportuno disporsi ad ascoltare in ogni singola e distinta decisione che riguardi da vicino la loro vita.
Le precedenti filastrocche